Oceanida è il racconto di un passaggio: dall’idea al prototipo, dall’immaginazione alla verifica fisica, dall’immagine generata alla resistenza della materia. Il progetto non usa l’oceano come semplice repertorio formale, ma come matrice concettuale. Le trasparenze, le sfumature, le deformazioni e la verticalità dei corpi costruiscono una presenza che richiama gli anemoni, il moto delle correnti, la vibrazione silenziosa del mondo sommerso.
Oceanida
Oceanida nasce nel 2023 per tradurre in forma espositiva un pensiero preciso: riportare l’attenzione sulla bellezza e sulla fragilità dell’ecosistema marino attraverso un linguaggio capace di unire ricerca visiva, sperimentazione materica e costruzione artigianale.
Il progetto prende avvio da schizzi e studi sviluppati anche con il supporto dell’intelligenza artificiale, per poi approdare alla materia reale: tubi in PMMA trasparente deformati fino a suggerire un moto liquido, quasi organico, come se la forma fosse stata modellata dall’acqua e dal tempo. La sua presentazione a Elementaria, all’interno di Viscom Italia, colloca il lavoro dentro un contesto dedicato alla sperimentazione tra design espositivo, materiali e biomimetica.
In questo senso l’installazione assume un carattere quasi rituale. I tubi emergono da piccole basi cilindriche che ne guidano l’innesto e l’equilibrio, mentre sulla sommità compare una scritta in spirale — “La poesia salverà il mondo” — che introduce una dimensione ulteriore: non soltanto osservare la natura, ma riconoscere nella sua fragilità una responsabilità culturale prima ancora che tecnica.
In questo senso l’installazione assume un carattere quasi rituale. I tubi emergono da piccole basi cilindriche che ne guidano l’innesto e l’equilibrio, mentre sulla sommità compare una scritta in spirale — “La poesia salverà il mondo” — che introduce una dimensione ulteriore: non soltanto osservare la natura, ma riconoscere nella sua fragilità una responsabilità culturale prima ancora che tecnica.
Strategy
La strategia di progetto si fonda su tre assi.
Il primo riguarda la biomimicry non come imitazione letterale, ma come principio interpretativo: comprendere la natura per trasferirne logiche, tensioni e comportamenti in un artefatto espositivo.
Il secondo asse mette in relazione intelligenza artificiale e pratica progettuale. Gli studi generati in fase preliminare non sostituiscono il progetto, ma ampliano il campo delle possibilità, offrendo direzioni formali da verificare poi attraverso la costruzione del prototipo.
Il terzo asse riguarda la materia. L’uso dei tubi CleanSky by Gevacril integrati in un processo di trasformazione manuale mira a connettere sostenibilità, trasparenza e valore percettivo. La partecipazione a Elementaria, rassegna dedicata a prototipi e materiali per il display e il retail design, rende coerente questa impostazione di ricerca.
Design
Dal punto di vista progettuale, Oceanida è stato soprattutto un banco di prova sulle deformazioni plastiche inducibili in un tubo in PMMA riscaldato. La sfida non era soltanto tecnica, ma espressiva: spingere il materiale oltre la sua neutralità industriale fino a conferirgli un carattere dinamico, quasi biologico.
I tubi sono stati manualmente plasmati per ottenere una silhouette irregolare e vibrante, come se il mare ne avesse inciso il profilo. La base di sostegno è risolta con piccoli cilindri di appoggio entro cui gli elementi vengono incastrati, definendo un sistema semplice ma efficace, capace di mettere in risalto la leggerezza apparente dell’insieme.
Alla sommità, il testo disposto in spirale introduce un controcampo semantico, mentre la verniciatura ad acqua con andamento sfumato genera un gioco di luce, profondità e trasparenze che rafforza il richiamo al paesaggio sottomarino.
Results
Oceanida restituisce al display una dimensione più colta e sensibile. Non più semplice supporto espositivo, ma struttura narrativa capace di attivare immaginazione, memoria e riflessione ambientale.
Il risultato più rilevante del progetto sta nella convergenza di linguaggi diversi: il disegno iniziale, l’esplorazione assistita dall’AI, la prova fisica sulla materia, la lavorazione manuale e il dispositivo poetico finale. In questa convergenza il progetto dimostra come un materiale tecnico possa farsi racconto, e come una ricerca espositiva possa assumere un valore quasi installativo.
L’esposizione a Elementaria ha confermato la pertinenza del lavoro all’interno di una piattaforma dedicata a prototipi biomimetici e sperimentazione sui materiali.
Booth Cersaie 2023